Grotta di San Michele
L'azienda agrituristica propone ai suoi visitatori suggestive escursioni proprio nel cuore della macchia mediterranea che copre interamente il monte Tancia.
Attraverso un sentiero (accuratamente segnalato) che parte direttamente dal Casale, potrete raggiungere la Grotta di San Michele, situata sulle pendici occidentali del monte Tancia, in una parete di roccia calcarea alta più di 100 mt. All'interno fu trovata una figura femminile seduta, scolpita rozzamente in una stalattite.
Col passare del tempo fu riconosciuta in quest'immagine quella della dea Vacuna, divinità caratteristica dei Sabini legata al culto dei boschi e delle acque.
Un'affascinante leggenda agli inizi del IV secolo d.C., narra di un enorme serpente che aveva preso possesso della grotta e da lì insidiava la vita degli abitanti del luogo.
Dio però, sollecitato dalle loro preghiere, decise di porre fine alla sua opera, inviando due angeli che scacciarono il drago dall'antro della cavità.
Di quest'episodio fu testimone proprio Papa Silvestro che, raccolto in preghiera, vide l'intera scena.
Da allora il pontefice decise di dedicare la grotta a San Michele.
Nell'interno della grotta, sulla parete rocciosa di destra vi sono due affreschi raffiguranti la Madonna con il Bambino e lo stesso arcangelo San Michele, posto quasi a custodia dell'antro.
Da lì, infine, discesi due rozzi scalini di marmo, vi è un ossario recintato fino a mezza altezza da un muro di grosse pietre.
Castello Tancia
Per i più audaci vi è ,inoltre, la possibilità di proseguire il tragitto che attraverso un costone del monte di fronte al casale, conduce al rudere del castello Tancia.
E' qui che nel X secolo, con il crollo dell'impero Carolingio, nacque un insediamento fortificato tra la valle del Tevere e Rieti.
Da tutti è ricordato come il castello del Tancia, di cui oggi rimangono solo le rovine, dominate dalla torre semidiroccata (elemento principale e caratterizzante delle fortificazioni dei castelli Sabini).
Il minareto serviva ovviamente come posto d'avvistamento e durante la "guerra dei tre abati", fu di fondamentale aiuto all'ab. Adinolfo per rifugiarcisi dentro.
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